I templi minori di Angkor: Preah Khan, Ta Som e East Mebon

Preah Khan, Ta Som e East Mebon: la guida ai templi minori di Angkor, con storia, consigli pratici e suggerimenti per organizzare la tua visita al parco.

Pubblicato il · La Redazione di La Redazione di Vacanze in Cambogia

Angkor Wat all’alba e Ta Prohm tra le radici dei fichi strangolatori sono le immagini che quasi tutti portano a casa dalla Cambogia. Ma il parco archeologico conta decine di templi, e alcuni dei più suggestivi sono proprio quelli che molti visitatori scorrono dal finestrino del tuk-tuk. Preah Khan, Ta Som e East Mebon si trovano tutti sul Grande Circuito, a pochi minuti l’uno dall’altro: ti portiamo alla scoperta di questi templi minori di Angkor, con la loro storia e i consigli per visitarli al meglio.

Il tempio di Preah Khan nel parco archeologico di Angkor, Cambogia, con gopura e statue di guardiani

©️ @Diego Delso – CC BY-SA 3.0

Preah Khan, la città monastica della spada sacra

Preah Khan, la “spada sacra”, è una delle ultime grandi fondazioni di Jayavarman VII: il re la consacrò nel 1191, in ricordo della vittoria sui Chams che avevano saccheggiato Angkor qualche anno prima. Non era solo un tempio. Il complesso, che si estende su circa 56 ettari all’estremità nord di Angkor Thom, funzionava come monastero buddhista e università: la grande stele scoperta sul posto racconta che quasi centomila persone tra monaci, sacerdoti, funzionari e operai abitavano e lavoravano qui.

Anche la pianta parla chiaro: quattro recinti concentrici, corridoi che si incrociano, ponti d’accesso fiancheggiati dalle statue dei giganti che tirano il serpente Naga, come ai cancelli di Angkor Thom. Dal vivo è un labirinto bellissimo e fresco, con muri coperti da licheni e un’atmosfera da tempio ingoiato dalla foresta, ma con molta meno folla rispetto a Ta Prohm.

Due cose da non perdere: la Sala delle Danzatrici, con i pilastri ornati dalle apsare, le danzatrici celesti dell’arte khmer, e il misterioso edificio a due piani dai pilastri rotondi, unico nel panorama dell’architettura khmer, che gli archeologi ritengono fosse una biblioteca. Al centro del santuario principale troneggia poi uno stupa di epoca posteriore, circondata dalle torri in rovina. Dal 1991 il World Monuments Fund lavora qui per consolidare muri e torri senza stravolgere l’equilibrio tra pietra e giungla.

Il padiglione a due piani del tempio di Preah Khan ad Angkor, in Cambogia

©️ @Diego Delso – CC BY-SA 3.0

Ta Som, il tempio piccolo ingoiato dalla giungla

Anche Ta Som porta la firma di Jayavarman VII: fu costruito alla fine del XII secolo e dedicato al guru del re, di nome Som. È uno dei templi più piccoli del parco — si visita in meno di un’ora — e per questo spesso viene saltato, ma è un gioiello compatto che merita una sosta.

Le torri-porta con i grandi volti di pietra richiamano il Bayon in miniatura, e il santuario centrale si raggiunge attraversando una serie di cortili e corridoi ombreggiati. La scena più fotografata la regala il cancello orientale: le radici di un fico strangolatore, l’albero che cresce avvinghiandosi all’ospite fino a soffocarlo, si sono strette intorno alla torre-porta e l’hanno ingoiata lentamente, pietra dopo pietra.

Ta Som si trova poco prima di Neak Pean, all’estremità nord del Grande Circuito: è la tappa perfetta da unire a Preah Khan, che dista pochi minuti di tuk-tuk.

La torre con volti di pietra sul cancello orientale del tempio di Ta Som ad Angkor, Cambogia

©️ @Diego Delso – CC BY-SA 3.0

East Mebon, il tempio sull’isola che non c’è più

Cambia completamente registro con East Mebon: niente volti buddhisti, qui si torna indietro di due secoli. Il tempio fu consacrato nel 952 da Rajendravarman II ed è dedicato al dio indù Shiva. Quando fu costruito non ci si arrivava a piedi: sorgeva su un’isola artificiale al centro dell’East Baray, un immenso bacino idrico lungo oltre sette chilometri che oggi è completamente prosciugato e ha lasciato il posto alla foresta. Per gli antichi khmer quell’isola rappresentava il Monte Meru, la montagna sacra al centro dell’oceano cosmico.

L’architettura anticipa Pre Rup, il vicino di casa costruito pochi anni dopo: una piramide a tre livelli con cinque torri di mattoni sulla sommità. I veri protagonisti, però, sono gli elefanti: statue di pietra di grandi dimensioni fanno la guardia agli angoli dei terrazzi, con proboscide e zanne scolpite nel dettaglio, e sono tra le sculture più amate di tutto il parco. La salita sulla cima è ripida ma breve, e da lassù lo sguardo si perde nella pianura che un tempo era acqua.

La scalinata e le torri di pietra del tempio di East Mebon ad Angkor, in Cambogia

©️ @Diego Delso – CC BY-SA 3.0

Come organizzare la visita ai templi minori

La buona notizia è che non servono biglietti extra: Preah Khan, Ta Som ed East Mebon sono compresi nel pass di Angkor, lo stesso che compri per Angkor Wat. Il pass costa 37 dollari per un giorno, 62 dollari per tre giorni e 72 dollari per sette; i bambini sotto i 12 anni entrano gratis. Puoi acquistarlo online sul portale ufficiale ticket.angkorenterprise.gov.kh oppure alla biglietteria di Siem Reap, e ti conviene farlo prima possibile: senza pass non si entra in nessun tempio del parco. Nella nostra guida ai biglietti di Angkor trovi prezzi, regole e consigli per risparmiare tempo.

I templi sono aperti tutti i giorni dalle 7:30 alle 17:30, ma il caldo delle ore centrali si fa sentire. Il nostro consiglio è unire i tre templi in un’unica giornata lungo il Grande Circuito: Preah Khan e Ta Som al mattino presto, quando la luce filtra tra gli alberi, Neak Pean subito dopo, e East Mebon nel pomeriggio, magari in coppia con Pre Rup per chiudere in bellezza. Ti servirà un tuk-tuk con autista o una bici elettrica: i templi distano parecchi chilometri l’uno dall’altro e non ci sono trasporti pubblici dentro il parco.

Se vuoi un percorso già collaudato, il nostro tour di Angkor e del Grande Circuito tocca tutte queste tappe, e nella guida ad Angkor trovi la panoramica completa dei templi del parco. Vale poi la pena fermarsi a Siem Reap qualche giorno in più: nella guida alla città ti raccontiamo cosa vedere oltre i templi.

Angkor non è solo Angkor Wat: sono proprio luoghi come questi a rendere il parco unico al mondo, dove ogni deviazione dal percorso classico ripaga con angoli di silenzio e di storia. Se vuoi organizzare il tuo viaggio in Cambogia con un itinerario costruito su misura, contattaci: ti aiutiamo a pianificare ogni tappa. Scrivici dalla pagina contatti!